Oblivion
Oblivion ultimo show, che ridere la scuola

Oblivion ultimo show, che ridere la scuola

[Milano] Si incomincia a ridacchiare a sipario ancora abbassato con gli Oblivion. Ed è un crescendo durante tutti i 100 godibilissimi, ritmati minuti di «Oblivion Show 2.0: Il Sussidiario», loro opera seconda con cui da ormai due stagioni fanno ovunque il tutto esaurito.
Esplosi sul web dove le loro rielaborazioni dei classici sono diventate cliccatissime e dopo due anni in tournée con un primo show, nel 2011 hanno deciso di tornare sui banchi di scuola per un excursus che, avendo a spunto la tuttologia dei libri di testo delle elementari, tocchi varie materie. Da «Pinocchio» al café chantant, da Bollywood a Dante, da Pascoli alla guerra di Troia, tutto viene parodiato sulla base di una sapiente colonna sonora.
Attori, mimi, musicisti e cantanti, i bolognesi Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli rinverdiscono i fasti del Quartetto Cetra alla luce di una più sapida e irriverente comicità surreale che la regia di Gioele Dix ha saputo organizzare su un percorso fluido che supplisce la frammentarietà della struttura a sketch.
Ma dove sono maestri è nei medley riarrangiati «alla maniera di», in cui concentrano il meglio del canzonettiere italiano, dai Pooh a Ramazzotti, da Morandi a Ranieri, Jannacci, Vasco, Zucchero, Zero, con qualche sprazzo di internazionalità pop (i Queen, Lady Gaga, Beach Boys), e citazioni colte (Bach, Mozart, il canto gregoriano).
Minimo comun denominatore, l’immediata riconoscibilità, l’appartenere ogni canzone a un patrimonio popolare condiviso, magari un po’ retrò, ma tale da rendere tutto il pubblico, di qualunque età, sempre partecipe del gioco, i figli della «Biblioteca di Studio Uno» come i loro nipotini internauti e adepti di «Zelig». Con un tocco di genialità assoluta nel finale quando i cinque ripropongono (ovazione del pubblico) l’immancabile «Promessi sposi in 10 minuti», moltiplicato in un gioco di rimandi con il montaggio di spezzoni dai tanti cloni che il web ha partorito: autocitazione, omaggio ai fan e prova di abilità, visto che non sgarrano di un secondo sul videoplayback.

Adriana Marmiroli (La Stampa)

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