Oblivion

Poesivion

Cantavano un dì i Cetra i lor garbati
brani e eleganti, fatti d’armonie
un po’ retrò, curiosi e spensierati,
con non troppo recondite ironie.

Or quel quartetto si fè in cinque: eredi
ne son gli Oblivion, bella formazione
di talentuosi artisti. E a me, deh…, credi
se a loro preconizzo un successone.

La Zebra in rap, un sardo Ramazzotti,
Manzon ristretto in sol dieci minuti,
canzon frullate a furia di cazzotti,
ronde padane, mimi, cori muti,

solfeggi, parodie del grande Bardo,
coppe di testa, humour senza freno,
sulla stazione un brano un po’ beffardo
che nella coda ha il proverbial veleno.

Leggeri ma al contempo anche impegnati,
vulcanici, dai ritmi travolgenti,
un po’ monelli ma non mai sboccati,
geniali, fantasiosi e irriverenti:

così sono i lor pezzi. E non ti stanchi
di ridere e di starli ad ascoltare:
del verso e delle note saltimbanchi,
la mente e il cuore sanno accarezzare.

(Claudio Mercandino su Facebook)