Oblivion

Straordinari Oblivion al Rossetti: fra le chicche la parodia di “Avatar” in sei minuti…

Trieste (TS) – Dopo “I Promessi Sposi” in dieci minuti, ormai epica parodia – diventata “I Promessi Esplosi” – in formato Bignami del celebre romanzo di Alessandro Manzoni cliccatissima su “YouTube”, ecco il nuovo allucinante record degli Oblivion: “Avatar” in sei minuti secchi! L’ultimo kolossal di James Cameron, che ha spopolato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo per i suoi effetti speciali in 3D, è stato setacciato, shakerato e brechtianamente spremuto all’osso ieri sera al Politeama Rossetti e dato in pasto ad un pubblico foltissimo e letteralmente in delirio. Già, perché “delirio” è uno dei sostantivi che meglio descrive “Oblivion Show”, rutilante spettacolo musical-comico-demenziale interpretato dai sempre più sorprendenti Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli.

Il travolgente cabaret degli Oblivion ama soprattutto giocare con canzoni e cantanti, mischiandoli fra loro, adattando il testo di un brano alla musica dell’altro. Una sorta di zapping impazzito tra generi musicali diversi, tra cantautori e personaggi pubblici (c’è perfino Papa Ratzinger protagonista di un “imbarazzante” medley di successi di Zucchero…), che centrifuga l’inimmaginabile e non tralascia provocatori agganci anche alla più stretta cronaca e attualità: dalla “riforma” scolastica del ministro Gelmini alle ronde leghiste a caccia di “negri, comunisti, extracomunitari ed escort”, fino al comizio del Partito del Salame, che fa il verso alle “convention dei tantissimi” di Forza Italia…
E non manca, tra battute, gags e risate, anche un attimo di commovente memoria storica per la strage, ancora vergognosamente impunita, alla stazione di Bologna: un orologio sempre fermo alle ore 10.25 del 2 agosto 1980.

“Oblivion Show”, diretto da Gioele Dix, scorre via come un torrente in piena, che porta con sé musica e parole, l’esilarante mimica dei cinque attori in scena – bravissimo Davide Calabrese che ricorda il grande Gigi Proietti nella macchietta di Pietro Ammicca –, scioglilingua, motivetti, giochi linguistici, allusioni, doppi sensi e in generale una comicità intelligente che anche quando affronta temi pruriginosi e un po’ osè, non supera mai il limite del buon gusto.

Al di là della chicca finale riservata al film “Avatar”, di cui si accennava, da segnalare nello spettacolo gli omaggi all’indimenticabile Quartetto Cetra, l’irriverente parodia cabarettistica delle tragedie shakespeariane, le quasi impossibili sfide canore fra cantautori e gruppi di ieri e di oggi, per finire con l’acrobatica versione rap di “Una zebra a pois” di Mina con chiusura in stile Santana…
Applausi senza freni dalla platea triestina del Rossetti a premiare con il tutto esaurito questo ennesimo, meritatissimo, successo targato Oblivion. E’ proprio il caso di dirlo: chapeau!

Claudio Bisiani (fvg News)

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.