Oblivion

Sempre più bravi, sempre più Oblivion

Chi ha avuto la fortuna di assistere al primo spettacolo degli Oblivion, nella stagione teatrale 2008-2009 al Teatro Franco Parenti, non può fare a meno di chiedersi: “Ma quanto sono diventati bravi?”. L’Oblivion show della scorsa stagione era già un piccolo capolavoro, ma l’omonimo spettacolo cui hanno potuto assistere ieri sera gli spettatori del Teatro Creberg di Bergamo ha mandato in delirio la platea. Sembra incredibile che, a pochi mesi di distanza, i cinque interpreti siano riusciti a perfezionarsi a tal punto e a realizzare – grazie anche alla sapiente regia di Gioele Dix – un evento che sarà difficile dimenticare.

Gli ingredienti che hanno creato il fenomeno Oblivion in rete, e poi sui palcoscenici, c’erano tutti: musicalità, comicità, bravura canora, affiatamento, innovazione; ma una nuova energia, nuove movenze, nuove gag e battute, alcuni pezzi inediti e soprattutto una nuova padronanza dello spazio scenico hanno migliorato uno spettacolo ottimo, rendendolo insuperabile.

Se nell’omaggio al Quartetto Cetra, in Buonasera risponditore, nella Stazione di Bologna, nella gag sulle ronde padane e nelle canzoni per non udenti, mimate dal bravissimo Davide Calabrese, siamo riusciti a ritrovare i vecchi Oblivion, il blob dedicato ai Nomadi e la Coppa di Testa, brano culto del quintetto ‘bolognese’, hanno ricevuto una nuova vita da tagli azzeccatissimi e dalla mimica perfetta degli interpreti; completamente nuova l’impostazione della Cazzottissima, in cui le canzoni, fatte ‘saltare’ da un dispettoso Calabrese che prende a pugni un giradischi, sono interpretate da un gruppetto di boy-scout; per non parlare dei “Promessi sposi in 10 minuti”, del tutto rinnovati nella recitazione e nella fisicità delle interpretazioni.

Assolutamente perfette le novità introdotte a tempo di record in questo spettacolo. Le otto tragedie di Shakespeare in otto minuti, reinterpretate musicalmente in stile “Porta a porta”, facendo leva sulla loro carica sanguinaria da cronaca nera, sono state il clou dello spettacolo insieme agli “Esercizi di stile”. In una lotteria funambolica, i nostri cinque mattatori sono riusciti a coniugare i cantanti e gli stili più disparati, interpretando “Se bastasse una canzone” di Ramazzotti nella polifonia tipica dei canti sardi, “Rose rosse” di Massimo Ranieri in stile Beach Boys, “Una zebra a pois” in stile rap-disco e Zucchero in canto gregoriano.

Una bravura musicale e un’innata comicità che lasciano senza parole, ma soprattutto la capacità di non smettere mai di migliorarsi e superare se stessi sono le doti degli Oblivion e del loro piccolo gioiello. Uno spettacolo dedicato a tutti, ma proprio tutti quelli che: il teatro classico è noioso, i musical sono banali, a teatro voglio ridere, se non recitano Shakespeare io non mi muovo neanche, il teatro è cultura, il teatro è evasione, il teatro è… Oblivion!

Petra Motta (Teatro.org)

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