Oblivion

Renzo, Lucia e gli sms. Lectio dementialis

“È stata davvero un’ottima idea, ora i Promessi Sposi mi stanno addirittura simpatici”. Gli studenti del liceo classico Parini escono dall’aula magna soddisfatti, hanno appena partecipato alla «lectio dementialis» degli Oblivion, l’ensemble teatral musicale, in cattedra per raccontare il capolavoro manzoniano. Un paio d’ore di surreali analisi del testo, che tra parodie e fantasiose elucubrazoni, racconta “I promessi esplosi”; il loro libro+dvd (19,90 euro) che oltre a contenere la famosa riduzione in dieci muniti del romanzo in versione musical (un cult per il popolo di YouTube), rende attuali quei 38 capitoli scritti quasi due secoli fa. A partire dall’incipit e dalle sue folli interpretazioni. “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, richiama una celebre filastrocca in versi di antica memoria, “Ambarabbaciccicoccò tre civette sul comò””, decretano gli Oblivion che approfondendo la questione, aggiungono “Qui il ramo non è una biforcazione del lago, ma una protuberanza del comodino dove i tre rapaci si uniscono carnalmente con la figlia del dottore”. Una minorenne? “Non ci sono dati certi, sta di fatto che il Manzoni cita l’antica filastrocca per sottolineare come la storia umana sia un ricorrere di violenze praticate dai potenti (le tre civette-Don Rodrigo e i suoi Bravi), contro i più deboli, Lucia e la figlia del dottore”. Tra applausi e risate la lezione continua con surreali remake del romanzo. I Promessi sono una storia di confitti tra “don”, affermano gli attori. «Tutto inizia con Don Rodrigo, famigerato Don Giovanni e Don Naiolo che minaccia Don Abbondio su quell’ansa del fiume Don». Una «Donistoria» insomma che per funzionare ha bisogno dei cattivissimi Bravi, il Griso è il più famoso di tutti, qui è addirittura un divo cinematografico, Grèaso! Ma analizzando la trama sorge un dubbio. Come sono riusciti ad organizzare la fuga Renzo e Lucia? Per gli Oblivion la risposta è una sola, la più folle, «con gli sms ovviamente», e quando sul video si fa l’analisi letteraria dei messaggini scritti da Fra’ Cristoforo per Frate Bonaventura, le risate in aula esplodono. Per aiutare gli studenti a ricordare la trama e i personaggi, gli attori hanno dato il meglio di sé: poesie, anagrammi e giochi enigmistici (risolti in diretta dagli studenti), e perfino «il gioco del cappone» una sorta di gioco dell’oca che ripercorre la storia dei «Promessi sposi». Ma per conoscere davvero gli Oblivion bisogna andare al Ciak: qui mostrano l’altra anima, quell’atmosfera leggera ed elegante che solo il Quartetto Cetra sapeva regalare.

Livia Grossi (Corriere della Sera)

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