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Oblivion, un sussidiario di risate con Dante, il Papa e il «berlusque» |
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Oblivion Show 2.0 Il sussidiario
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Scritto da Oblivion
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Domenica 06 Novembre 2011 18:16 |
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LUMEZZANE. Debutto di stagione in un Odeon tutto esaurito con lo straordinario quintetto bolognese Dall'omaggio al Quartetto Cetra alle «canzoni per non udenti» dalla storia di Pinocchio in sei minuti ai boy scout di «Cazzottissima»
Musica, comicità e un pizzico di critica sociale: il «circo volante» degli Oblivion è «atterrato» venerdì sera all'Odeon di Lumezzane per la serata di apertura della stagione teatrale. Il quintetto bolognese - composto da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vignarelli - ha entusiasmato il pubblico che ha esaurito platea e galleria del teatro valgobbino, dimostrando di essere definitivamente «cresciuto» dopo aver mosso i primi passi sul web (i video con le loro esibizioni, ormai diventate di culto, sono state visitate più di due milioni di volte su Youtube e la loro pagina di Facebook conta oltre 11 mila fans). Invariati gli «ingredienti originali» che hanno contribuito a creare il «fenomeno» Oblivion - grande musicalità, affiatamento e innovazione -, il quintetto si è presentato sul palco con uno show intitolato «Il sussidiario 2.0», una sorta di «aggiornamento» di un repertorio già collaudato, con l'aggiunta di nuovi spunti fatti di gag e battute, canzoni e rivisitazioni, ma soprattutto una crescente padronanza dello spazio scenico. Merito anche di Gioele Dix - confermato alla regia -, un valore aggiunto, e non da poco, dietro le quinte. PER LA GIOIA dei fans, i cavalli di battaglia storici non sono stati esclusi. Passando dall'omaggio al Quartetto Cetra per arrivare alle esilaranti «canzoni per non udenti» mimate dal bravissimo Davide Calabrese. Ritorna anche l'esilarante «Cazzottissima», dove le canzoni, fatte «saltare» da un dispettoso Calabrese che prende a pugni un giradischi, sono interpretate da un gruppetto di boy-scout. Entrano di diritto negli «evergreen» anche le otto tragedie di Shakespeare in otto minuti, reinterpretate musicalmente in stile «Porta a porta», facendo leva sulla loro carica sanguinaria da cronaca nera, clou dello spettacolo insieme agli «Esercizi di stile». In una lotteria funambolica, i cinque mattatori sono riusciti a coniugare i cantanti e gli stili più disparati, interpretando «Se bastasse una canzone» di Eros Ramazzotti nella polifonia tipica dei canti sardi, «Rose rosse» di Massimo Ranieri in stile Beach Boys, mescolando Lady Gaga con Bach, fino a un dissacrante connubio tra i testi di Zucchero e la voce di papa Ratzinger. CON LA CONSUETA eleganza e irriverenza, i cinque hanno raccontato storie epiche o semplici avvenimenti quotidiani giocando continuamente con la musica. E, come in ogni sussidiario che si rispetti, in questo nuovo spettacolo hanno trovato spazio tutte le materie: dal solfeggio alla storia, fino alla grande letteratura italiana dove Dante e Pinocchio cantano le loro avventure in soli sei minuti. Aggiungendo - rispetto al «vecchio» tour - anche una vena «politica» non indifferente. Tra le novità spicca infatti una parodia del Burlesque che chiama in causa Olgettine, parlamentari e arzilli vecchietti in cerca di giovani compagnie, spiegando che basta un semplice cambio di vocale per trasformare «Burlesque» in «Berlusque»...
Alessandro Faliva (Bresciaoggi)
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Novembre 2011 18:49 |
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Straordinari Oblivion al Rossetti: fra le chicche la parodia di "Avatar" in sei minuti... |
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Oblivion Show
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Scritto da Oblivion
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Mercoledì 20 Aprile 2011 00:00 |
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Trieste (TS) - Dopo “I Promessi Sposi” in dieci minuti, ormai epica parodia - diventata "I Promessi Esplosi" - in formato Bignami del celebre romanzo di Alessandro Manzoni cliccatissima su “YouTube”, ecco il nuovo allucinante record degli Oblivion: “Avatar” in sei minuti secchi! L'ultimo kolossal di James Cameron, che ha spopolato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo per i suoi effetti speciali in 3D, è stato setacciato, shakerato e brechtianamente spremuto all'osso ieri sera al Politeama Rossetti e dato in pasto ad un pubblico foltissimo e letteralmente in delirio. Già, perché “delirio” è uno dei sostantivi che meglio descrive “Oblivion Show”, rutilante spettacolo musical-comico-demenziale interpretato dai sempre più sorprendenti Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. Il travolgente cabaret degli Oblivion ama soprattutto giocare con canzoni e cantanti, mischiandoli fra loro, adattando il testo di un brano alla musica dell'altro. Una sorta di zapping impazzito tra generi musicali diversi, tra cantautori e personaggi pubblici (c'è perfino Papa Ratzinger protagonista di un “imbarazzante” medley di successi di Zucchero...), che centrifuga l'inimmaginabile e non tralascia provocatori agganci anche alla più stretta cronaca e attualità: dalla “riforma” scolastica del ministro Gelmini alle ronde leghiste a caccia di “negri, comunisti, extracomunitari ed escort”, fino al comizio del Partito del Salame, che fa il verso alle “convention dei tantissimi” di Forza Italia... E non manca, tra battute, gags e risate, anche un attimo di commovente memoria storica per la strage, ancora vergognosamente impunita, alla stazione di Bologna: un orologio sempre fermo alle ore 10.25 del 2 agosto 1980. “Oblivion Show”, diretto da Gioele Dix, scorre via come un torrente in piena, che porta con sé musica e parole, l'esilarante mimica dei cinque attori in scena – bravissimo Davide Calabrese che ricorda il grande Gigi Proietti nella macchietta di Pietro Ammicca –, scioglilingua, motivetti, giochi linguistici, allusioni, doppi sensi e in generale una comicità intelligente che anche quando affronta temi pruriginosi e un po' osè, non supera mai il limite del buon gusto. Al di là della chicca finale riservata al film “Avatar”, di cui si accennava, da segnalare nello spettacolo gli omaggi all'indimenticabile Quartetto Cetra, l'irriverente parodia cabarettistica delle tragedie shakespeariane, le quasi impossibili sfide canore fra cantautori e gruppi di ieri e di oggi, per finire con l'acrobatica versione rap di “Una zebra a pois” di Mina con chiusura in stile Santana... Applausi senza freni dalla platea triestina del Rossetti a premiare con il tutto esaurito questo ennesimo, meritatissimo, successo targato Oblivion. E' proprio il caso di dirlo: chapeau!
Claudio Bisiani (fvg News) |
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Oblivion: ridere di bravura |
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Oblivion Show
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Scritto da Oblivion
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Giovedì 31 Marzo 2011 00:00 |
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Chi si chiede che fine abbia fatto il “vecchio” e sano varietà, può trovare un’eccellente risposta nello spettacolo degli Oblivion. In tempi sterili per il teatro di intrattenimento, gli Oblivion rappresentano l’eccezione che conferma la regola: ad una base di eccezionale qualità artistica, uniscono la spietata satira sull’attualità ad un ritrovato cabaret che prende le mosse dal mitico Quartetto Cetra.
Lo spettacolo è un montaggio alternato di situazioni stravaganti che spaziano dalla politica (inventarsi un partito del Maiale, perché così non si butta nulla), alla musica dei grandi artisti ironicamente “dissacrata” con improbabili ed esilaranti accostamenti, come il Papa che “duetta” con Zucchero, e Massimo Ranieri con i Beach Boys. L’apice di una comicità ai limiti del surreale è stata la divertentissima versione rap di Una zebra a pois di Mina, un flusso di pensieri a ruota libera, cantanti in modo impeccabile, e per cui è del tutto impossibile astenersi dal ridere!
Bravissimi ad esibirsi in ogni genere musicale, gli Oblivion (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli) dimostrano di essere impareggiabili cantanti, bravi attori, ottimi mattatori e anche abili pantomimi. Sulla vivace regia di Gioele Dix, lo spettacolo non risparmia proprio nessuno; a suon di musica – e in un clima da Porta a Porta – gli Oblivion si divertono a prendere in giro anche Shakespeare, riassunto con otto tragedie in otto minuti, trovando anche il tempo per satireggiare sugli ultimi fatti d’attualità italiana.
Chi aveva già avuto modo di vederli nel tour del 2008-2009, non deve perdere l’occasione di rivederli “cresciuti”: più consapevoli loro, e più preparato anche il pubblico che ormai li conosce e aspetta il “gran finale” del loro cavallo di battaglia: I Promessi Sposi in 10 minuti. In clima di patriottismo italiano, non poteva mancare una conclusione con l’Inno di Mameli mimato “a modo loro”.
Uno spettacolo che è da vedere perché unisce la sana comicità del cabaret al grande talento artistico del quintetto, che nel frattempo ha raccolto nel libro I Promessi Esplosi, una serie di personalissime riflessioni sul capolavoro manzoniano, corredato dal dvd dei 10 minuti di esibizione, e da un imperdibile gioco da tavolo: Il Giuoco del Cappone.
A questo punto non resta che aspettare il loro prossimo show.
Elisa Cazzato (Teatro.org) |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Aprile 2011 10:12 |
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Renzo, Lucia e gli sms. Lectio dementialis |
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Oblivion Show
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Scritto da Oblivion
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Domenica 27 Marzo 2011 00:00 |
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"È stata davvero un’ottima idea, ora i Promessi Sposi mi stanno addirittura simpatici". Gli studenti del liceo classico Parini escono dall’aula magna soddisfatti, hanno appena partecipato alla «lectio dementialis» degli Oblivion, l’ensemble teatral musicale, in cattedra per raccontare il capolavoro manzoniano. Un paio d’ore di surreali analisi del testo, che tra parodie e fantasiose elucubrazoni, racconta "I promessi esplosi"; il loro libro+dvd (19,90 euro) che oltre a contenere la famosa riduzione in dieci muniti del romanzo in versione musical (un cult per il popolo di YouTube), rende attuali quei 38 capitoli scritti quasi due secoli fa. A partire dall’incipit e dalle sue folli interpretazioni. "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno", richiama una celebre filastrocca in versi di antica memoria, “Ambarabbaciccicoccò tre civette sul comò”", decretano gli Oblivion che approfondendo la questione, aggiungono "Qui il ramo non è una biforcazione del lago, ma una protuberanza del comodino dove i tre rapaci si uniscono carnalmente con la figlia del dottore". Una minorenne? "Non ci sono dati certi, sta di fatto che il Manzoni cita l’antica filastrocca per sottolineare come la storia umana sia un ricorrere di violenze praticate dai potenti (le tre civette-Don Rodrigo e i suoi Bravi), contro i più deboli, Lucia e la figlia del dottore". Tra applausi e risate la lezione continua con surreali remake del romanzo. I Promessi sono una storia di confitti tra “don”, affermano gli attori. «Tutto inizia con Don Rodrigo, famigerato Don Giovanni e Don Naiolo che minaccia Don Abbondio su quell’ansa del fiume Don». Una «Donistoria» insomma che per funzionare ha bisogno dei cattivissimi Bravi, il Griso è il più famoso di tutti, qui è addirittura un divo cinematografico, Grèaso! Ma analizzando la trama sorge un dubbio. Come sono riusciti ad organizzare la fuga Renzo e Lucia? Per gli Oblivion la risposta è una sola, la più folle, «con gli sms ovviamente», e quando sul video si fa l’analisi letteraria dei messaggini scritti da Fra’ Cristoforo per Frate Bonaventura, le risate in aula esplodono. Per aiutare gli studenti a ricordare la trama e i personaggi, gli attori hanno dato il meglio di sé: poesie, anagrammi e giochi enigmistici (risolti in diretta dagli studenti), e perfino «il gioco del cappone» una sorta di gioco dell’oca che ripercorre la storia dei «Promessi sposi». Ma per conoscere davvero gli Oblivion bisogna andare al Ciak: qui mostrano l’altra anima, quell’atmosfera leggera ed elegante che solo il Quartetto Cetra sapeva regalare.
Livia Grossi (Corriere della Sera)
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Oblivion, comicita' intelligente che non si scorda |
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Oblivion Show
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Scritto da Oblivion
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Lunedì 14 Marzo 2011 00:00 |
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Oblivion, cioè oblio, un nome da scaramanzia. Perché il quintetto bolognese (di lavoro e residenza, se non altro) non si lascia scordare. Perché Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli fanno ridere, e non si dimentica chi fa ridere. Perché sono un eccellente quintetto vocale e un buonissimo gruppo d’attori comico-musicali. Perché fanno un teatro umoristico che non pratica più nessuno, anche perché pochi se lo potrebbero permettere. Perché il loro Oblivion Show funziona anche a un anno di distanza, come visto al Creberg Teatro Bergamo.
Sono tutti buoni motivi per annotarsi il nome degli Oblivion e consigliare, a chi ancora non l’avesse fatto, di cliccare su You- Tube e cercare i loro sketch. L’hanno fatto un paio di milioni di persone, finora: il conto è molto per difetto, perché le partecipazioni degli Oblivion all’ultimo Zelig (Promessi sposi, Pinocchio, Dante e presto Shakespeare in 6- 7 minuti) hanno provocato un nuovo afflusso. La tv «orizzontale» della rete ha spinto il teatro (cioè Officine Smeraldo e Blue Apple) a produrre questo «Show» e poi la tv tradizionale (da poltrona, diciamo) a tenerne conto.
È curiosa questa attualissima trasversalità di mezzi, in un gruppo innamorato di una comi- cità «old fashion». Ma è questo il bello. Gli Oblivion strizzano l’occhio al cabaret ma anche al cafè chantant, praticano una satira (di costume, ma non solo) così garbata da essere anche più corrosiva, inventano giochi tra musica e linguaggio.
Cantano imitando l’effetto di un disco che «salta» sul piatto, mescolando parole e canzoni. Mimano con stuzzicante ironia canzoni famose. Eseguono Ligabue nello stile dei Platters, De Andrè come se fosse una carola di Natale, Zucchero come se fosse una litania, e via così.
Sono solo esempi. Come il comizio cantato di un fantomatico Partito del Salame (perché no?), che si trasforma in un inno al maiale (e alla coppa di testa, in cui finisce ogni scarto) ed espone un programma politico più serio e articolato di parecchi dei gruppi che siedono oggi in Parlamento. Perché gli Oblivion sono così.
Pier Giorgio Nosari (L'eco di Bergamo) |
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Ultimo aggiornamento Sabato 19 Marzo 2011 13:12 |
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