Oblivion

Oblivion Show 2.0 il sussidiario

[Milano] Qualcuno sostiene che Internet non abbia ancora quella presa propria degli altri mezzi di comunicazione (sulla validità di alcuni ci sarebbe molto da discutere), ma se si pensa che per suo tramite è stato costruito un gruppo di persone – alcune in buona fede anche se non espertissime della res publica – che ha ottenuto un terzo dei voti degli Italiani (è vero peraltro che il loro leader è diventato famoso grazie alla televisione) e che tramite la parodia de I Promessi Sposi sono nati gli Oblivion, bisogna riconsiderare l’atteggiamento snobistico con cui si formulano i giudizi nei confronti di ciò che è nuovo e che a buon diritto deve essere affiancato al ‘vecchio’.
I cinque simpatici artisti – nati dagli stratosferici contatti ricevuti su You Tube sicuramente da studenti stanchi di tediose lezioni di insegnanti ammuffiti – ritornano a teatro sfoderando le loro qualità di attori, cantanti, ballerini, mimi e persino circensi, degne di quel cabaret da cui provengono, per regalare agli spettatori novanta minuti senza intervallo (rigorosamente vietato… come risulta in modo divertente da un’eloquente immagine proiettata sullo ‘schermo-presentatore’ che li coadiuva nello spettacolo) di fuochi d’artificio.
Satira lieve e incisiva, conoscenza del duttile mondo della canzone, intelligente analisi del quotidiano pubblico e privato ed entusiasmo sempre travolgente come agli inizi sono gli ingredienti di sketch che compongono uno spettacolo raffinato, vario ed elettrizzante che riesce a coinvolgere il pubblico di tutte le età, purché abbia voglia di pensare.
Dopo un serioso inizio a sipario chiuso con l’audio dei “trailer cinematografici” de L’infinito di Leopardi e La cavalla storna di Pascoli, seguono Pinocchio rivisitazione del celebre lavoro di Collodi e nientepopodimeno che la Divina Commedia con un simpaticissimo Inferno: aspettiamoli al varco del Purgatorio e del Paradiso! E I Promessi Sposi sono riproposti a fine spettacolo.
E anche con la musica non si scherza: dai più strani mixaggi alla trasposizione mimica dei testi fino a Una zebra a pois simpaticamente ‘rappata’ si accontentano tutti i gusti.
L’importante è non cercare a tutti i costi la risata facile e non scivolare in volgarità.
Uno spettacolo da vedere per capire come l’apparente semplicità sia frutto di studio accurato, preparazione minuziosa dei dettagli ed encomiabile sodalità tra Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli supervisionati dalla regia del bravo Gioele Dix.

Wanda Castelnuovo (Teatro.org)

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