Oblivion

Oblivion, la magia di 5 funamboli della canzone

[PINEROLO, TO] Simpatia, bravura, ironia e divertimento, tutto concentrato ed elargito a piene mani dal palcoscenico. Gli Oblivion ormai sono padroni non solo della scena ma anche del pubblico, che coinvolgono e quasi sfidano nel loro ultimo spettacolo «The Human Jukebox». Un’idea intrigante anche se un po’ rischiosa perché ardita. Prima dello spettacolo gli spettatori sono infatti invitati a scrivere su un foglietto il nome del cantante preferito e poi imbucare il bigliettino in un’urna di vetro. Perché mai? Semplice: pochi minuti più tardi gli Oblivion pescheranno uno o due bigliettini alla volta, improvvisando motivi sul cantante estratto o addirittura accoppiando nei loro exploit canori due diversi artisti.
Hanno fatto così anche l’altra sera a Pinerolo, riscuotendo il solito entusiastico consenso. All’inizio hanno riproposto in 5 minuti tutti brani vincitori del Festival di Sanremo, un magico cocktail liofilizzato della canzone italiana. Poi i tre maschietti del gruppo – l’ottimo chitarrista Lorenzo Scuda, il mimo Davide Calabrese e il jolly Fabio Vagnarelli, tutti ottimi cantanti – hanno proposto una parodia del gruppo musicale Il Volo tutto da ridere. Via quindi allo Human Jukebox, con un Lucio Battisti classico, un’Elisa prima cantata solo con le vocali e poi solo con le consonanti dalla due ragazze degli Oblivion, la “vocalist” Graziana Borciani e la “consonant” Francesca Folloni, entrambe stupende.
A quel punto lo spettacolo è scivolato via anche troppo velocemente, con il pubblico spesso tirato in causa tra battute e parodie. Esilarante quella solo mimata da Calabrese su Tiziano Ferro, o la versione tutta sibilata di Jovanotti da parte del virtuoso Scuda. Quindi La Vecchia XFactoria ha fatto il verso a XFactor, con esiti ovviamente spassosi ed esilaranti.  
Un funambolico esercizio lessicale è stato invece il lungo dialogo a cinque in cui ciascuno degli Oblivion ha prima scelto una sola vocale a testa e poi ha cominciato a interloquire sul palco con gli altri quattro usando solo e unicamente la propria vocale selezionata: poveretta ma abilissima a la mite Graziana, cui gli altri avevano lasciato la meno comune “u”.  
Nel Festival Zar, invece, a farne le spese sono stati i tanti artisti italiani andati, in tempi più o meno recenti, a raccogliere le ultime glorie canore in Russia, alla corte di Putin: Albano e Romina, Pupo, Cutugno, Tozzi, i Ricchi e Poveri… E che dire invece del Nek interpretato in versione Neri per caso, Ligabue, Bach, Claudio Cecchetto, Trio Lescano, gruppi popolari sardi o Beach Boys? Da cineteca infine la Storia del Rock concentrata che ha chiuso come ultimo bis uno spettacolo da non perdere, di cinque artisti davvero straordinari.

Giorgio Viberti (La Stampa)

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.