Oblivion

Oblivion, comicita’ intelligente che non si scorda

Oblivion, cioè oblio, un nome da scaramanzia. Perché il quintetto bolognese (di lavoro e residenza, se non altro) non si lascia scordare. Perché Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli fanno ridere, e non si dimentica chi fa ridere. Perché sono un eccellente quintetto vocale e un buonissimo gruppo d’attori comico-musicali. Perché fanno un teatro umoristico che non pratica più nessuno, anche perché pochi se lo potrebbero permettere. Perché il loro Oblivion Show funziona anche a un anno di distanza, come visto al Creberg Teatro Bergamo.

Sono tutti buoni motivi per annotarsi il nome degli Oblivion e consigliare, a chi ancora non l’avesse fatto, di cliccare su You- Tube e cercare i loro sketch. L’hanno fatto un paio di milioni di persone, finora: il conto è molto per difetto, perché le partecipazioni degli Oblivion all’ultimo Zelig (Promessi sposi, Pinocchio, Dante e presto Shakespeare in 6- 7 minuti) hanno provocato un nuovo afflusso. La tv «orizzontale» della rete ha spinto il teatro (cioè Officine Smeraldo e Blue Apple) a produrre questo «Show» e poi la tv tradizionale (da poltrona, diciamo) a tenerne conto.

È curiosa questa attualissima trasversalità di mezzi, in un gruppo innamorato di una comi- cità «old fashion». Ma è questo il bello. Gli Oblivion strizzano l’occhio al cabaret ma anche al cafè chantant, praticano una satira (di costume, ma non solo) così garbata da essere anche più corrosiva, inventano giochi tra musica e linguaggio.

Cantano imitando l’effetto di un disco che «salta» sul piatto, mescolando parole e canzoni. Mimano con stuzzicante ironia canzoni famose. Eseguono Ligabue nello stile dei Platters, De Andrè come se fosse una carola di Natale, Zucchero come se fosse una litania, e via così.

Sono solo esempi. Come il comizio cantato di un fantomatico Partito del Salame (perché no?), che si trasforma in un inno al maiale (e alla coppa di testa, in cui finisce ogni scarto) ed espone un programma politico più serio e articolato di parecchi dei gruppi che siedono oggi in Parlamento. Perché gli Oblivion sono così.

Pier Giorgio Nosari (L’eco di Bergamo)

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