Oblivion

Così il Manzoni degli Oblivion fa saltare il banco del liceo Fermi

I MONATTI! indovina esultante una voce dal fondo, dagli ultimi banchi, la trincea dove di solito si combatte la più spietata resistenza contro ogni cosa che puzza di cattedra. Invece oggi no, oggi è divertente rispondere giusto. Sì, si chiamano monatti i becchini della peste nei Promessi sposi, il più letto e il meno amato romanzo della letteratura italiana, anzi ex-romanzo, romanzo killerato, da quando i programmi ministeriali l’hanno trasformato a forza in un libro di testo scolastico obbligatorio soffocandolo di riassunti parafrasi commenti temini. E invece guarda te, questa mattina a un centinaio di ragazzi delle seconde classi del liceo Fermi, le classi che sudano sul Manzoni per obbligo, sta venendo il terrificante sospetto che quei trentotto capitoli possano perfino essere – azzardiamo? osiamo? – interessanti da leggere. E dire che i cinque professori sono saliti in cattedra con lo scopo deliberato di farlo “brillare”, il nostro romanzone nazionale, nel senso di saltare in aria come una mina. I promessi esplosi: l’anti-Manzoni è un libro più dvd (appena pubblicato da Pendragon) che alla fine della lectio magistralis andrà a ruba fra i ragazzi. Gli autori, i professori dinamitardi, si chiamano Oblivion, e adesso li conoscono in tanti, finalmente, da quando sono sbarcati in tivù, a Zelig, ma è da qualche anno che gli intenditori li hanno avvistati, sono un quintetto di attori-cantanti-mimi, prevalentemente bolognesi, Graziana Davide Francesca Lorenzo Fa- bio, sono la resurrezione in versione augmented del Quartetto Cetra, corretto con iniezioni di comicità surreale alla Monty Python. E I promessi sposi in dieci minuti, la parodia cantata che apre la lezione agli studenti, sono stati il loro primo geniale hit, esploso qualche anno fa per contagio virale su YouTube. Oltre un milione di clic, crederci o no, tra questo e altri clip che fin dall’inizio gli Oblivion hanno scelto di riversare sulla Rete, gratuitamente visibili a tutti, una follia professionale si direbbe, invece è stata la loro fortuna: «Siamo forse il primo caso in Europa di una compagnia teatrale che si fa conoscere prima su Internet che sul palcoscenico».
Ma al Fermi sono voluti venire loro, e di persona. Perché a Zelig si diventa molto popolari, ma «lì è necessario strappare la risata a ripetizione,a noi piacciono anche cose più impegnative», e se non è impegnativa una contro-lezione sul Manzoni, per non dire poi del sottile piacere di tornare sul luogo del delitto e vendicarsi un po’, dalla cattedra, di quel benedetto ramo del lago di Como. Comunque: accolti a braccia aperte. Aula magna tutta per loro. Ma come, prof Pasquali, le demoliscono il Manzoni… «Non vedevo l’ora». Ride per un’ora e mezza assieme ai suoi ragazzi. Quando sullo schermo appare «Borromeo, er mejo der Giubbileo» (sull’aria de- gliAristogatti)è un boato.Unaliberazione. Ma è una lezione vera, non uno spettacolo: diapositive, interrogazioni dal banco, biografia dell’autore, «era massone, sapevate? Cos’è un massone? Mai sentito Licio Gelli? È un personaggio di Harry Potter, cercatelo su Wikipedia».
E ridono, loro per primi, ridono davvero, non da attori: si divertono. «È la prima nostra lezione a scuola, la rifaremo». Roba ammuffita, quella storia di curati tre- mebondi e signorotti prepotenti? Ma quando mai. Tutto attualissimo: «Perché fra’ Cristoforo si fa monaco? Per non farsi processare…». «Scrive Manzoni / per i
secchioni…», sull’aria di Luci a San Siro di Vecchioni. No, stamani il Manzoni scrive anche per i testoni degli ultimi banchi. Il preside Lazzarini esulta: «Oggi abbiamo sconfitto la sindrome da Getsemani, quella per cui ogni conoscenza richiede sofferenza», poi però colto da scrupolo ammonisce i ragazzi: «Guardate che per scrivere questa parodia, gli Oblivion hanno studiato, studiato…». Certo, dimostrare che Manzoni, quel copione, ha composto il suo romanzo lavorando solo di taglia-incolla con Word dal Romeo e Giulietta di Shakespeare, o decifrare gli sms sul cellulare della Monaca di Monza come fossero palinsesti medievali richiede una certa familiarità coi classici e con la filologia. Una studentessa forse ne dubita: «Ma fate solo parodie?». No, il repertorio teatrale degli Oblivion è pieno di cose originali, ma rivendicano con orgoglio: «siamo fieri di aver rivalutato la grande tradizione della parodia». Sì, ma bisogna essere bravi, e gli Oblivion lo sono. Perfino più di quelli di don Rodrigo.

Michele Smargiassi (La Repubblica)

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