Oblivion

Cinque solisti per un coro

[Vignola -MO] E’ più facile trovare una persona che non abbia letto integralmente il volume dei “Promessi sposi” piuttosto che una che non abbia mai visto “I Promessi sposi in 10 minuti” degli Oblivion, il gruppo dei cinque artisti che nella serata del 10 marzo ha portato sulla scena del Teatro Ermanno Fabbri di Vignola (Modena) lo spettacolo Sussidiario Show 2.0, per la regia di Gioele Dix.

Riduttivo chiamarlo “insieme di sketch”, riduttivo definirlo “spettacolo di varietà”: Sussidiario 2.0 è un esempio di teatro, giocato sulla musica e sulle parole nel quale in ogni “battuta cantata”, si evince la complicità e l’affiatamento che corre tra i cinque componenti – Lorenzo Scuda, Francesca Folloni, Davide Calabrese, Graziana Borciani, Fabio Vagnarelli – e che già avevamo riscontrato durante l’intervista (peraltro divertentissima!) che ci hanno concesso poco prima della messa in scena.

Una coralità di voci che, invece di annullare, esalta le caratteristiche di ogni solista del gruppo, mettendo in luce il background artistico ed il “mestiere” teatrale di ognuno. Lo spettacolo, che sembra all’apparenza non avere un filo di continuità, ha in realtà un titolo estremamente esemplificativo: per sussidiario, in ambito di scuola elementare, si intende il libro che contiene le nozioni fondamentali di ogni materia. E gli Oblivion orchestrano senza sbavature l’Inferno di Dante, Pinocchio, il solfeggio, la musica in generale, il rap, la politica, dandone le nozioni essenziali con la contemporanea espressione delle varie arti che si trovano nel teatro: la giocoleria (non solo con gli attrezzi, ma anche con le parole), la mimica, l’espressività, il canto, la recitazione a tutto tondo.

Da “tutti quanti vogliono fare joga”, all’abbaiare di un cane (Rex legge Dante), a Gianni Morandi in versione Queen, al velato, ma non troppo, riferimento a format televisivi, alla moda della “svendita” per ottenere un posto in politica o in televisione, le due ore scivolano via tra una risata ed una riflessione sulla visione scanzonata che i cinque danno della realtà che viviamo quotidianamente, mescolata in salsa pop, rock o rap con un assoluto rispetto della canzone originale da cui traggono la parodia.

Si esce da teatro delusi di uscirne, come dovrebbe capitare sempre uscendendone. Se nelle scuole si cominciasse a portare le classi a vedere, nei primi anni della formazione, spettacoli come questo, all’apparenza “leggeri” (nell’accezione migliore del termine) probabilmente l’educazione al teatro delle nuove generazioni sarebbe più semplice. Durante l’intervista ci hanno detto che sempre più spesso capita loro di trovare dei professori con le classi presenti in sala e ci auguriamo diventi una buona abitudine.

Si esce da teatro anche con la voglia di cambiare le canzoni più famose adattandole al momento (magari senza riuscirci perché sembra facile ma non lo è) e soddisfatti di vedere i “Promessi sposi” come bis (chissà quante volte gliel’avranno chiesto).

Anche se molte parti dello spettacolo si possono visualizzare online su youtube, anello di congiunzione tra il teatro e il pubblico sul quale hanno da sempre puntato  – “Curiamo noi il nostro canale” – merita vedere lo spettacolo dal vivo.

Una ultima curiosità: come in ogni intervista che si rispetti anche noi abbiamo chiesto l’origine del nome Oblivion. Ci possiamo fidare della risposta data? Hanno dichiarato che è l’acronimo dei loro nomi. Noi pensiamo ci abbiamo mentito e che perlomeno sia l’acronimo al contrario! (Scherziamo, in realtà è il nome dell’associazione culturale di cui facevano parte. ndr)

 

Beatrice Ceci (Sipario by TusciaMedia.com)

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