Oblivion

Ancora Oblivion Show

So di aver detto che non avrei scritto una recensione… ma… ho cambiato idea! Siccome dopo due giorni il pensiero è ancora allo spettacolo di giovedì sera e dato che, più ci ripenso, più mi saltano alla mente elementi che mi riempiono di ammirazione per gli Oblivion… beh, io questa recensione la scrivo!!
Innanzitutto breve premessa: ho scoperto gli Oblivion molto di recente. Ne avevo già sentito parlare dopo la loro tappa a Bari, ma la vera rivelazione, la folgorazione sulla via per Damasco, l’ho avuta quando, nella ricerca di maggiori informazioni da usare per convincere i miei amici a seguirmi nella piccola trasferta Putignanese, mi sono imbattuta nei “Promessi Sposi in 10 minuti” su You Tube: è stato amore a prima vista, anzi, a primo suono! Così il mio pc si è riempito pian piano di canzoni prese a pugni, otelli melodrammatici ma non troppo seri (per tacer di Iago in calzamaglia…), porcelli multiuso, animali da fattoria pigiati in un palco della Scala… tutti questi strani personaggi hanno portato alle stelle la mia voglia di vedere dal vivo lo spettacolo!!! Reclutati due amici e la mia mamma (che non poteva mancare, visto che è “colpa” sua se conosco meglio le canzoni del Quartetto Cetra che il pop!) e acquistati i biglietti (operazione apparentemente semplice, ma che può nascondere a volte dei trabocchetti…ma non tali da farmi desistere!) non restava che aspettare… Poi finalmente sono arrivate le 21 del 7 gennaio, le luci della Sala Margherita di Putignano si sono spente ed è iniziata la magia!

L’Oblivion Show è un incantesimo mascherato da spettacolo teatrale. La sigla stessa è un’illusione: sembra un innocente swing dall’aria un po’ retrò, invece con le sue rime avvincenti ed i riferimenti a questioni che toccano ogni spettatore da vicino (il mutuo a rata fix…) ti trascina senza scampo nel mondo degli Oblivion, un mondo scanzonato e colorato, paradossale e vivo, dove la perfetta armonia delle voci dei cinque protagonisti (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli) ti avvolge, mentre le coreografie perfettamente curate ti incantano e dove non ridere e non muoversi a tempo di musica è impossibile!
Lo spettatore si sente un po’ Alice nel paese delle Meraviglie o, ancor più, nel mondo di là dallo Specchio, perchè riconosce buona parte delle canzoni, gli sono familiari (accade anche ai più giovani… in che modo? …mistero!), eppure è come se fosse cambiato lo scenario ed il lato ironico di ogni cosa prendesse il sopravvento!
In questo mondo fatato c’è la Vecchia Fattoria (che per essere al passo con i tempi accoglie ora anche nuovi animali, come il cerbiatto) che si ritrova a condividere un palco della Scala con la Milano bene, il Direttore, un centrattacco di belle speranze, il signor Crapa Pelada, coppie di innamorati… tutti uniti per far rivivere l’intramontabile musica del Quartetto Cetra.
Tutta l’ora e un quarto di spettacolo è un susseguirsi di trovate divertenti e geniali che, nonostante il nome del gruppo (“oblivio” in latino vuol dire “dimenticanza”) è impossibile poi dimenticare! Per citarne solo alcune: la celeberrima “Buonasera Dottore” della Mori diventa “Buonasera Risponditore” con la presenza, dall’altro capo del telefono, del server delle FFSS, con esiti esileranti; un canterino gruppo di Scout armati di chitarra intraprende una battaglia all’ultimo pugno con un misterioso personaggio che poi, in versione mimo, subirà la vendetta (tremenda vendetta) degli inviperiti lupetti e coccinelle; il music-game in cui dover interpretare brani di noti cantautori italiani con lo stile dei gruppi più disparati, in abbinamenti sempre più improbabili: Ligabue versione Platters, Masini alla Quartetto Cetra… fino a Zucchero cantato alla gregoriana da S.S. Benedetto XVI!!
E poi… le canzoni mimate per non udenti; la zebra a pois di Mina, in versione rap, che si fa portabandiera di un messaggio anti-razzista, il Nomadi blob, la ronda padana armata di soli telefonini, il comizio politico che presenta il maiale come risoluzione ai problemi dell’Italia…
Ma non sono solo canzonette: in molti sketch si ritrova il riso un po’ amaro e pieno di riflessione della migliore scuola di comicità italiana (in stile De Filippo o Troisi), ad esempio la deliziosa “Stazione di Bologna” contiene la denuncia del sempre più diffuso degrado sociale e ricorda la mai chiarita tragedia della strage dell’80; anche il Porta a Porta shakespearato, che fa ridere fino alle lacrime con le sue otto tragedie in pochi minuti, alla fine sottolinea l’uso diffusissimo del sangue e della morte allo scopo di fare audience.
Momento attesissimo è il finale con l’Oblivion-lettura del tomo Manzoniano: “I Promessi Sposi in 10 minuti”, che, grazie alle novità sceniche apportate dalla regia di Gioele Dix, dona il gusto della “prima volta” anche a chi lo conosce già a memoria grazie a You Tube!
Il tempo passa veloce, troppo veloce ed il saluto sulle note mimate dell’Inno di Mameli si ammanta di un velo di malinconia: si deve tornare alla realtà. Ma la magia degli Oblivion non si dissolve alla chiusura del sipario: ti resta dentro, con i motivetti Oblivionati che non smetti più di canticchiare!

Antonella Giuliani (Blog-La follia è un’arte)

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